Per una convocazione di Isotta come testimone di mafia

11 AGO 20
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Al direttore - Ci sarà una grande consultazione nella chiesa sui temi etici. Marino, incontrando ieri Francesco, gli ha detto che pregherà per lui e per il Vaticano.
Maurizio Crippa
Al direttore - Verrà il momento in cui saremo costretti a farci rilasciare dei certificati antimafia a uso individuale con obbligo di rinnovo annuale, da esibire quando ci viene presentata qualche persona che non conosciamo, pretendendo che essa faccia lo stesso con noi. Oppure basterà che le procure istituiscano un numero verde a cui telefonare in caso di urgenza, se ci capita di attaccare discorso con qualcuno in una cena sociale dei nostri ex compagni di liceo, magari appartenente, nei bei tempi andati, a una sezione diversa dalla nostra. In questi cinquant’anni Mario Rossi, l’ex capoclasse della terza D, potrebbe essere diventato un esponente di chissà quale Cupola.
Giuliano Cazzola
Al direttore - Lo sciopero generale s’appropinqua, per la Susanna, o la va o la spacca. La redazione del Corrierone ha nostalgia sospirosa dei tempi di Fiengo; Bobo Craxi e Gianni De Michelis sono in crisi d’astinenza di visibilità. Passera un personaggio in cerca d’autore. Rimane Brunetta: quando fece la faccia del feroce Saladino verso la Pa, il suo, allora grande partito al governo, lo mandò allo sbaraglio. Prova provata che non bastano, chez nous, i voti per saper e voler governare, ma tant’è. Non sono misteri gloriosi o rompicapi o crisi di coscienze, ma la normalità della patologia di fondo. “Il faudrait changer la vieille dame”. Concertazione, cioè consociativismo, si allattano ancora alla sue mammelle: le più belle del mondo.
Moreno Lupi
Al direttore - Ho letto da qualche parte che Roberto Saviano, intervenuto in un commento a margine dei fatti di cronaca che riguardano la presunta “cupola” romana, avrebbe invitato il governo ad agire, ché “le parole non servono”. Le parole non servono, ha scritto così, ha proprio detto così: le parole non servono. Eppure esiste un libro dello scrittore dal titolo che fa: “La parola contro la camorra”. Saviano, ovvero il primo caso letterario del paese vittima di un self-reset.
Massimo D’Oria
Al direttore - Il grande Paolo Isotta ne “La virtù dell’elefante” , parlando della scuola italiana mai come oggi “sgarrupata”, scrive: “Quando ero ragazzo i bidelli almeno facevano pulizia, adesso una scopa non l’hanno mai vista in vita loro e il lavoro viene, a dir così, fatto dalle squadre di pulizia, composte in gran parte di ex detenuti, tossici e affini e non s’immagina come gli appaltatori di queste si arricchiscano”. Urge convocazione di Isotta come persona informata dei fatti di Mafia Capitale.
Bruno Chiavazzo
Al direttore - Ogni volta che leggo le straordinarie critiche di Paolo Isotta sul Corriere della Sera penso che c’è un giudice a Milano, oltre che a Berlino.
Chicca Maralfa
Al direttore - La Cia utilizza la tortura? Può darsi, e certo per i nostri occhi abituati alla pace e alle buone maniere non è una bella cosa. Ma delle vite eventualmente salvate per un’informazione antiterrorismo ottenuta, nessuno dice niente? Mi torna in mente Jack Nicholson, nei panni di un colonnello dei marine militarista duro nel film “Codice d’onore”: “Voi borghesi volete la libertà e la democrazia, e poi avete anche da ridire sul modo in cui noi ve le forniamo”.
Felice Lariano
Al direttore - Sulla tragica fortuna di essere Lapo Elkann. Vestivano alla marinara? Adesso si mettono gli abiti del nonno, il mitico Gianni, e vanno per il mondo a fare? Ecco, questo non è dato sapere. Io trovavo l’Avvocato insopportabile. Se non ci fosse stato Valletta a mettergli in mano una Fiat veramente grande avrebbe continuato a fare la solita vita di tombeur de femmes e basta. Certo che l’Avvocato ha saputo gestire bene i suoi affari privati. Tanti soldi imbucati all’estero li aveva pur messi. Talvolta si lasciano eredità morali che servono ai discendenti. Il povero Lapo ha ricevuto solo quattrini. In fondo mi fa pena.
Maria Pia Banchelli